Oggi, a mente fredda, vorrei tornare su un argomento che ieri ho affrontato un po’ frettolosamente: le squalifiche Zidane – Materazzi.
Ormai molti anni fa ero dirigente addetto stampa di una squadra di pallavolo di serie A1, che logicamente aveva anche formazioni giovanili. Queste ultime dolci fanciulle, già a 14-15 anni cominciavano a scambiare con le avversarie, sotto rete, simpatici apprezzamenti sui lavori delle rispettive madri, sulla fedeltà e/o capacità riproduttiva dei rispettivi fidanzatini, sui rispettivi attributi fisici, sulla capacità attrattiva nei confronti dei ragazzi, eccetera.
Ogni tanto qualcuna perdeva la pazienza, reagiva e puntualmente subiva sia i cartellini arbitrali sia le dure reprimende degli allenatori.
Questa breve introduzione è per chiarire che le provocazioni esistono, e sono sempre esistite, a tutti i livelli e in tutti gli sport: la decisione presa ieri dalla Fifa è quindi semplicemente ipocrita, oltre che assurda e sproporzionata.
Fin troppo semplice richiamarsi al caso Totti-Poulsen. E allora perché questa “strana” decisione della Fifa?
Non è strana. Tutt’altro: rientra in un quadro ben preciso, in una situazione dove entrano in gioco i “pesi” delle federazioni e degli uomini Fifa.
Come ho già scritto, a Berlino non doveva vincere l’Italia, la Coppa doveva tornare in Francia e celebrare la favola della fenice, la nazionale che in Corea esce nelle qualificazioni senza aver messo a segno una sola rete e quattro anni dopo vince la Coppa.
Materazzi ha rotto due volte la favola: prima pareggiando di testa e poi facendo espellere Zidane. Il rigore francese non c’era, il gol di Toni era regolare.
Blatter, già pronto a festeggiare, per la stizza non consegna la Coppa all’Italia e, anzi, è pronto ad accogliere le lacrime di Michel Platini che ha avuto il merito di entrare nelle grazie del presidente della Fifa.
Blatter, come molti presidenti di federazione sportiva, decide soprattutto in base alle proprie preferenze personali e non secondo altri termini. Platini è un suo uomo, l’Adidas è uno dei suoi maggiori sponsor, la Coppa era loro, non degli azzurri. Odia l’Italia, sa di non essere gradito né alla nostra federazione né alle nostre società, tanto che Galliani già una volta ha minacciato di non dare più giocatori alle rispettive nazionali, considerando che spesso rientravano stanchi e acciaccati da inutili incontri amichevoli organizzati solo per meri diritti tv.
Blatter prosegue la “storia” di una Fifa da sempre opposta alla Figc: ricordate Usa 94? La prova televisiva venne ideata appositamente per Tassotti, che in Italia – Spagna colpisce con una gomitata Luis Enrique senza che l’arbitro Puhl se ne accorga. La federazione internazionale decide a posteriori che vale quanto visto nelle telecamere e commina a Tassotti 8 giornate di squalifica. Oggi fanno sorridere le tre a Zidane.
E non basta: poche ore dopo la sentenza un giornalista intervista in diretta l’addetto stampa della Fifa, preannuncia le proteste della Figc e il possibile ricorso. Ricordo perfettamente la risposta dell’addetto stampa, svizzero al pari di Blatter: “Gli italiani devono essere contenti di questa mite condanna, perché in caso di ricorso la pena potrebbe essere aumentazionata” (testuale, ndr).
In pratica, zitti e muti, se fate ricorso aumentiamo la sanzione. Da allora la giustizia in Fifa non esiste più, esiste solo Blatter e il suo zingaresco “come gli gira, gira”.
Leggiamo allora il famoso “quadro”:
1. Platini, uomo forte nella Fifa.
2. Zidane si presenta a Ginevra accompagnato dal presidente della federcalcio francese.
3. L’Italia ha Rossi, commissario straordinario con evidenti manie di grandezza (si è vantato di poter chiarire da solo il caso calciopoli, anche senza processi), che però se ne resta a Roma; da perfetto uomo forte con i deboli (le società inquisite e private del diritto di difesa, già condannate prima ancora di iniziare il procedimento), debole con i forti (Parlamento, governo, Fifa, Uefa, ecc.), non muove un solo dito, non fa una sola telefonata per tutelare Materazzi.
4. Matrix Materazzi si “becca” due giornate per chiarire che l’Italia ha un ruolo di secondo piano e che questa Coppa non deve dare adito a pensieri di maggior peso politico a livello internazionale.
5. Zidane, che meritatava almeno cinque giornate, se ne vede scontare due per essere stato provocato.
Per tutto questo il titolo vinto a Berlino vale triplo: perché ce lo siamo conquistato sul campo, perché abbiamo sconfitto i gli obiettivi della Fifa, perché non abbiamo mai goduto dei favori dei quali, in passato, hanno beneficiato nazionali come Brasile e Argentina.
Del resto, sino a quando la Fifa considererà come rappresentativo un ex giocatore, obeso, cocainomane, evasore fiscale e pessimo padre naturale, vi sono poche speranze.
Vi ricordate Italia ’90? Le provocazioni di Maradona? Mai punite. Neppure un ammonizione, un richiamo.
Lui provoca, offende, e i tifosi italiani insultati reagiscono, fischiando l’inno argentino. E lui, il Grande Trippone, nello stadio di Napoli prima della semifinale urla “figli di p…” in primo piano sui maxischermi.
Quella terribile sera di Italia – Argentina ero universitario, partita vista con un videoproiettore in un locale pubblico; purtroppo era presente anche una piccola comunità argentina, tre famiglie, una dozzina di persone. Maradona insulta, e loro ripetono l’insulto nei nostri confronti.
Io mi rivolgo a loro, allargo le braccia e con un gran sorriso grido “Hermanos!” (fratelli, ed essendo figli della stessa madre…)
La loro reazione non è stata molto civile, la situazione è stata risolta dai titolari del locale che, dietro minaccia di ricorso a Polizia e CC, hanno cacciato gli argentini dal locale.
Comunque, chi ha perso ieri? Tutti, tranne Materazzi che ha ammesso la provocazione verbale.
Ha perso Zidane, che ne esce con la carriera macchiata prima da una stupida espulsione in una finale mondiale e con un poco onorevole sconto di pena frutto esclusivamente di movimenti politici e sponsor.
Ne esce male la Fifa, che ha dimostrato ancora una volta di non essere equanime ed equilibrata ma di badare principalmente al pecunio.
Ne esce male la commissione disciplinare Fifa, che ha dimostrato di essere ben pilotata dalla presidenza della Fifa e di non saper giudicare con giustizia ed equità
Ne esce male la Federcalcio: peso politico a livello internazionale pari a zero. E questo è un pessimo inizio per chi ha la pretesa di sanare e rifondare il nostro calcio.